Ristorange Angelina a Testaccio - La cena

Antipasto della casa
s. m. [comp. di anti-2 e pasto]. - Insieme di vivande di vario genere servite all’inizio del pasto. In senso fig., anticipazione di ciò che avverrà in un secondo momento: questo è solo l’a., il bello deve ancora venire. € 18

Torta di patate con funghi cardoncelli e la nostra bagna cauda
s. f. [lat. tardo tōrta, voce di formazione ignota, in quanto la quantità lunga della ō sembra escludere una connessione con il participio tŏrtus di torquēre «torcere» (v. tòrta)]. - 1. Denominazione generica di tutti quei dolci la cui principale caratteristica è una certa grandezza e consistenza e una forma generalmente rotonda: gli ingredienti possono essere svariatissimi; Fungo cardoncello e Bagna càuda (o bagnacàuda) s. f. [voce piem., propr. «bagna (cioè intingolo) calda»]. € 12


Polpetta di stinco di manzo e la sua salsa verde

Polpetta s. f. [der. di polpa].- Vivanda di carne tritata, condita e impastata con varî ingredienti, compressa a forma di pallottola schiacciata, fritta oppure cotta in tegame nel sugo. Carne di stico di manzo Pane uova Parmigiano aglio. € 12

Tartare di Chianina con crema di pomodoro secco Cipolla rossa in agrodolce e Cialda di ceci
La tartare è una preparazione di carne tritata finemente al coltello,[1] cui si può aggiungere condimenti o salse, come cipolla, capperi, succo di limone, aceto balsamico. Pomodori secchi e Cipolla rossa. € 13

Mozzarella di bufala da 250gr con pomodoro confit, olive taggiasche, crostone di pane e gel all’aceto balsamico
Mozzarèlla s. f. [voce merid., dim. di mozza, tipo di formaggio]. - 1.Latticinio tipico della Campania (oggi prodotto industrialmente anche in altre regioni italiane), ottenuto, un tempo, con latte esclusivam. di bufala, 2. In senso fig., nell’uso pop. e region., persona debole, inetta, priva di carattere e di forza morale: quell’uomo è proprio una mozzarella. ◆ Dim. mozzarellina, mozzarella di piccola pezzatura. € 12


Picchiapò con crostini di pane
Picchiapò s. m.[una poesia di Trilussa, Picchiabbò er nano diplomatico]. - 1 uno dei grandi piatti tipici della cucina popolare romana. Straordinario piatto di recupero, il lesso alla Picchiapò nasce proprio dall’esigenza di voler riutilizzare la carne utilizzata per preparare il brodo. € 9

Filetto di baccalà con frutta secca e salsa di peperoni arrostiti
baccalà1 (pop. baccalaro) s. m. [dallo spagn. bacalao, che è dal fiamm. bakkeliauw, metatesi dell’oland. kabeljauw]. - 1. a. Nome comune del merluzzo adeguatamente preparato, seccato e salato nei paesi scandinavi e smerciato soprattutto in quelli mediterranei 2. fig. Persona magra e sparuta. Anche, persona stupida, goffa, malaccorta: è un b., un pezzo di b.; era rimasto lì a guardare, come un b.; ripartivano senza aver aperto bocca, da veri b. che erano (Verga). € 12

La nostra Pasta fatta in casa
s. f. [lat. tardo pasta, dal gr. πάστη «farina mescolata con acqua e sale»]. - 1. a. Impasto di farina e acqua opportunamente rimestato sino a renderlo sodo e compatto A lungo rimasta un prodotto casalingo, iniziò a essere fabbricata industrialmente intorno al 1800, quando a Napoli entrarono in funzione i primi macchinari atti allo scopo e si perfezionarono i sistemi di essiccazione. La sua storia ha origini molto antiche. È difficile stabilire chi l’abbia inventata: già conosciuta dai Greci, fu dimenticata con la caduta dell’Impero Romano e riscoperta grazie agli Arabi e ai Cinesi. Può essere sia secca sia fresca, a seconda del contenuto d’acqua lasciato nell’impasto.

La nostra carbonara
Carbonara s. m. e agg. [variante di carbonaio]. ll piatto sarebbe stato "inventato" dai carbonai (carbonari in romanesco), i quali lo preparavano usando ingredienti di facile reperibilità e conservazione. Infatti per realizzare la carbonella era necessario sorvegliare la carbonaia per lungo tempo e quindi era importante avere con sé i viveri necessari. - 1. Variante ant. o region. di carbonaio. È inoltre forma in uso nella locuz. alla carbonara, con cui si indica in gastronomia un piatto, tipico della cucina romana, di pasta asciutta condita con guanciale rosolato, uova e pecorino (o parmigiano) grattugiato: spaghetti, rigatoni alla carbonara. Uova Guanciale Pecorino Romano stagionato Pepe nero Sarawak. € 12

La nostra Cacio e Pepe
càcio s. m. [lat. caseus] (raro il pl. caci). - 1. Formaggio: c. fresco, secco, pecorino, parmigiano, stracchino, ecc.; una forma di c.; alto quanto un soldo di c., molto piccolo, detto di solito di persona; essere pane e c. con uno, andare perfettamente d’accordo; essere, venire, cascare, capitare come il c. sui maccheroni, di cosa o persona che giunge a proposito. C. aromatico, tipo di formaggio.

La nostra amatriciana
L'antenata della amatriciana è la gricia (o griscia). L'invenzione della salsa di pomodoro, e quindi il termine post quem per l'introduzione del pomodoro nella gricia creando l'Amatriciana, risale alla fine del diciottesimo secolo: la prima testimonianza scritta dell'uso della salsa di pomodoro per condire la pasta si trova nel manuale di cucina L'Apicio Moderno, scritto nel 1790 dal cuoco romano Francesco Leonardi.
Il sugo è composto da: guanciale soffritto e sfumato con vino bianco secco, pomodoro, formaggio pecorino. € 12

Pasta e patate
Un classico della cucina napoletana, è un piatto dalle origini umili e povere, che anticamente ha sfamato intere generazioni.La ricetta tradizionale della pasta e patate risale al XVII secolo. Si è diffusa prima nel regno di Napoli e successivamente nelle zone periferiche ed adiacenti di Napoli. Quando le patate ed i pomodori diventarono ingredienti prediletti dalle massaie, i ceti sociali più poveri iniziarono a preparare piatti molto semplici ma allo stesso tempo sostanziosi per far fronte alla miseria. Nella pasta e patate veniva usata la scorza di parmigiano per recuperare gli avanzi di alcuni alimenti. € 12

Pappardelle al ragù di coda
pappardèlla s. f. [der. di pappare, di formazione non ben chiarita]. - 1. Per lo più al plur., pappardelle, tipo di lasagne cotte in acqua e condite con sughi di varia natura, per lo più di carne e di cacciagione: p. al sugo di lepre. 2. fig., scherz. Discorso o scritto farraginoso, affastellato, sconnesso, oppure ripetitivo e particolarmente insistente: racconta sempre la solita p., e mi ha proprio annoiato.. códa s. f. [lat. volg. cōda, class. cauda. Vino bianco pomodoro cipolla. € 12

Gnocchi di Patate di patate al tegamino con ragù napoletano gratinato al forno
gnocco s. m. [dal veneto gnòco «protuberanza, gnocco», forse dal longobardo «nodo nel legno»] (pl. -chi). - 1. a. Al plur., gnocchi, piatto tradizionale della cucina veneta, piemontese e romana, costituito da un impasto di farina e patate (già lessate e schiacciate), tagliato a bocconcini di forma cilindrica o ovoidale, che si mangiano come primo piatto, lessati e conditi con sugo o con burro. € 14


Tortello di coniglio con la sua salsa e olive taggiasche
tortèllo s. m. [dim. di tórta]. - 1. a. Piccola torta, dolce o salata: E credo nella torta e nel tortello: L’uno è la madre e l’altro è il suo figliuolo (Pulci); prov., varî sono degli uomini i cervelli: a chi piace la torta, a chi i tortelli. b.Nome di varie preparazioni culinarie (alcune delle quali chiamate anche ravioli), diverse a seconda delle regioni, consistenti in un doppio strato, di forma solitamente quadrangolare (2-3 cm di lato) di pasta all’uovo per i t. salati, ◆ Dim. tortellino (v.); accr. tortellóne, per lo più al plur. tortelloni, che sono tortelli più grandi, con ripieno di magro. € 15

Maccherone acqua e farina con ragù di salsiccia burrata e menta
ragù s. m. [adattam. del fr. ragoût, deverbale di ragoûter, der. di goût«gusto» (quindi «risvegliare il gusto, l’appetito»)]. - Sugo per pasta asciutta o sformati, a base di carne di manzo macinata grossa, con aggiunta di lardo tritato (a volte unito a olio e burro), carota, sedano, cipolla, salsa (o polpa) di pomodoro, noce moscata, chiodi di garofano, sale e pepe (gli ingredienti variano secondo gli usi regionali: in Toscana anche fegatini e bargigli di pollo); solitamente il manzo è fatto insaporire con gli odori e i grassi e - dopo averlo bagnato con vino rosso (o brodo) - viene cotto lungamente aggiungendo verso fine cottura la salsa di pomodoro. Nella cucina napoletana il ragù è costituito da un pezzo di carne di manzo cotta intera (con ingredienti analoghi a quelli sopra indicati) e servita a fette insieme con il sugo, che è altresì usato come condimento di primi piatti. burrata s. f. [der. di burro]. € 15

Zuppa del pescato del giorno
zuppa s. f. [dal germ. *suppa «fetta di pane inzuppato»; nel sign. 4, è un deverbale di zuppare]. - 1. Nome generico di minestre in brodo preparate con ingredienti e in modi molto varî, ma servite per lo più con fette o pezzetti di pane tostati o fritti (messi a cuocere insieme o aggiunti all’ultimo momento); zuppa di pesce, che, nelle varie regioni, ha diverse preparazioni, con nomi diversi come boiabessa, brodetto, buridda, cacciucco, ecc. € 18

I Secondi
secóndo agg. e s. m. [lat. secŭndus, der. di sequi «seguire»; propr. «che segue, che non offre resistenza», detto dapprima della corrente e del vento, quindi, per contrapp. ad adversus, «favorevole, conforme»; con diverso sviluppo semantico (cfr. che segue = «che viene dopo»), l’uso come numerale ordinale, e il sign. fig. di «inferiore»]. -Per ellissi di piatto, la seconda portata di vivande, a pranzo o a cena: non mangio la minestra, prenderò solo il secondo; anche: un pranzo con tre secondi, con tre pietanze diverse presentate dopo il primo piatto.

Stinco di maiale con crema di patate al castelmagno, more e funghi
stinco s. m. [dal germ. *skinko (cfr. il ted. Schinken «prosciutto»)] (pl. -chi). - 1. Nell’uso com., la tibia e, per estens., la parte di gamba compresa fra il ginocchio e la caviglia: battere lo s. contro uno spigolo; dare, tirare un calcio nello s., o negli stinchi, a qualcuno. Nell’uso fam., in senso fig., rompere gli s. a qualcuno, infastidirlo, dargli noia; non essere uno s. di santo (con probabile allusione a sacre reliquie), di persona che per il suo modo di agire e per le sue qualità morali appare assai lontana dalla santità. 2. Nei quadrupedi, la parte degli arti compresa tra il ginocchio e la nocca: corrisponde alle ossa del metacarpo e del metatarso rispettivamente nell’arto anteriore e posteriore. In cucina, stinco di bue o anche di maiale cotto intero: s. al forno, s. brasato. 3. e. Castelmagno Formaggio piemontese. € 18


Bollito di manzo con insalata di cedro, friggitielli e salsa al prezzemolo
bollito s. m. e agg. [part. pass. di bollire]. - 1. s. m. Lesso, carne lessata: b. di manzo, di vitellone; b. fare il bollito; in macelleria, anche la parte del manzo per fare il lesso: sei etti di bollito. 2. agg. Con uso fig., logorato, sfinito, esausto: se continui a studiare di notte, arriverai b. all’esame.Punta d’Anca di Manzo, Ginepro,Anice Stellato,Semi di Finocchio Rosmarino. Fondo di Cottura e Salsa Verde di Prezzemolo Insalata di Cedro - s. f. [part. pass. femm. di insalare "salare"]. -, I friarielli detti anche puparuoli friarelli, sono un piatto della cucina campana. € 20


Petto d'anatra con gel di melograno e cime di rapa
ànatra (o ànitra) s. f. [lat. anas -ătis e -ĭtis]. - Nome di varî uccelli della famiglia anatidi, caratterizzati da dimorfismo sessuale, spesso accentuato, e piumaggio vivacemente colorato, con una doppia muta annuale; è dato in particolar modo all’a. selvatica (o germano reale, lat. scient. Anas platyrhynchos) e alle varie razze che da questa discendono, tra cui l’a. domestica che ne differisce per la mole e il colore del piumaggio. In melograno (tosc. melagrano) s. m. [der. di melagrana].
rapa s. f. [lat. rapa, in origine neutro pl. di rapum, divenuto poi femm. sing.]. - 1. Pianta erbacea bienne (Brassica campestris ssp. rapa), originaria forse dell’Europa, coltivata sia per la radice carnosa (detta anch’essa rapa), di forma varia, rotonda, ovale, ellittica, depressa, ecc., più o meno grossa, con polpa bianca, gialla o rosata, dolce o piccante, 2. In espressioni fig. e con varî usi metaforici: a. Persona stupida e sciocca (per similitudine col gusto insipido della rapa): ◆ Dim. rapétta e rapettina, rapina (e region. rapini m. pl., cime di rapa); accr. rapóne m., anche fig., zuccone, buono a nulla. € 20

Zuppa di fagioli pavone con pancia di maiale erbe aromatiche e creme di cozze
Fagiòlo pavone (azienda agricola a conduzione familiare “i sapori di montagna” San Marcello, toscana) (letter. fagiuòlo) s. m. [lat. phaseŏlus, variante di phasēlus, gr. ϕάσηλος]. - 1. a. Nome di varie piante leguminose papiglionacee, appartenenti quasi tutte al genere Phaseolus, di cui alcune specie hanno alto valore alimentare. Produzione limitata, il seme di questo è una mutazione del Bianco di Spagna, la differenza con il progenitore a colorazione unica è il disegno maculato dei semi caratterizzato da piccole chiazze irregolari scure, la colorazione di fondo è rosa. Ha un gusto speciale, morbido ed accentuato, un gusto pieno, ricchi di fibra e carboidrati, ridotto contenuto di grassi, privi di colesterolo. maiale s. m. [lat. maialis, forse perché si sacrificava alla dea Maia, madre di Hermes (Mercurio)]..cozza /'kɔts:a/ s. f. [prob. variante merid. di coccia]. - 1. (merid.) [frutto di mare con conchiglia oblunga nera] ≈ (region.) cozzeca, mitilo, (settentr.) muscolo, (region.) peocio, (region.) poverazza. 2. (fig., scherz.) [ragazza brutta] ≈ (pop.) racchia, scorfano. € 15

Polpo cicerchie e cicoria
pólpo s. m. [lat. tardo pŭlpus, che è il lat. class. pōlypus, con accostamento semantico a pulpa «polpa»]. - Nome comune dei molluschi cefalopodi ottopodi e in partic. di Octopus vulgaris, diffuso lungo le coste rocciose del Mediterraneo: ha corpo globoso con otto robusti tentacoli dotati ciascuno di due serie di ventose. cicérchia s. f. [lat. cicercŭla, dim. di cicer «cece»]. - Erba annua delle leguminose papiglionacee, del genere Lathyrus (v. latiro), di cui è soprattutto diffusa, in tutto il Mediterraneo, la specie Lathyrus cicera, scarsamente coltivata per granella o per foraggio. Cicoria Ripassata. - Erba (Cichorium intybus; fig. 1) annua, bienne o perenne, delle Asteracee. L’azione di ripassare, il fatto di venire ripassato, una sola volta o rapidamente. Cicoria Olio Peperoncino. € 18

Tonno con scarola, pinoli arancia e vino porto
tónno s. m. [lat. thunnus, per il lat. classico thynnus, dal gr. ϑύννος]. -1.Nome comune di varie specie di pesci della famiglia scombridi (un tempo appartenenti alla famiglia tonnidi), e in partic. delle due specie mediterranee Thunnus alalunga e Thunnus thynnus, il tonno comune. scaròla (o scariòla) s. f. [lat. tardo (dei glossarî) scarìola, der. di escarius«commestibile»]. - Uno dei nomi della lattuga selvatica (Lactuca serriola o L. scariola). € 20

Trancio del pescato del giorno con crema di zucca affumicata noci e indivia
tràncio s. m. [alteraz. morfologica di trancia nel sign. 2]. - Lo stesso che trancia, nel sign. di «fetta, porzione», usata nel linguaggio alberghiero e di ristoranti: un t. di cernia ai ferri, di pizza, di torta. zucca /'tsuk:a/ o /'dzuk:a/ s. f. [lat. tardo cucutia "cocuzza"].
noce /'notʃe/ s. f. [lat. nux nŭcis, voce di origine ignota, che indicava anche altri frutti a scorza dura, come mandorle, nocciole, ecc.]. - 1. (bot.) [frutto secco e indeiscente del noce: schiacciare una n.]indìvia (o endìvia) s. f. [dal gr. mediev. ἐντύβι ‹endìvi›, gr. tardo ἐντύβιον(pl. ἐντύβια); cfr. lat. intŭbum, intĭbum]. - Pianta delle composite liguliflore (Cichorium endivia). € 25

La brace
(ant. o region. brage, bràgia, bràcia) s. f. [dal germ. brasa]. - 1.Fuoco senza fiamma prodotto dalle legna o dai carboni accesi: arrostire le castagne sulla b.; abbacchio, costolette, bistecche alla b., sulla griglia. In espressioni fig.: occhi ardenti come la b.; farsi di b. (o rosso come la b.), arrossire violentemente; soffiare nella b., attizzare odî, passioni e sim.; cascare (o cadere) dalla padella nella b., andare di male in peggio, passare da un guaio a un altro. ◆ Dim. bracina e bracino m., brace minuta; accr. bracióne, brace più grossa.

Costine di maiale in salsa BBQ con genovese di cipolle
còsta s. f. [lat. cŏsta, col sign. anatomico, e fig., al plur., «coste (delle navi, ecc.)»]. - 1. a. In anatomia, ognuna delle ventiquattro ossa dell’uomo (dodici per ciascun lato), di forma allungata, piatta e incurvata, che, con lo sterno e la porzione dorsale della colonna vertebrale, formano la cosiddetta gabbia toracica; anche, nome delle omologhe ossa degli altri vertebrati (in macelleria, comprende anche la relativa carne: coste di vitellone, di maiale; bistecche di costa, spuntature di costa, ottenute dalle ultime sette costole, tagliate quindi nel quarto anteriore). La salsa barbecue (è una salsa utilizzata come condimento, comunemente applicata sulla carne cotta alla griglia nella modalità barbecue. Probabilmente fu inventata tra il XIX e il XX secolo negli Stati Uniti dai coloni d'origine europea.. La Genovese è un sugo bianco a base di cipolle e carne di manzo tipico della cucina napoletana. Venne introdotto a Napoli da immigranti e mercanti genovesi durante il rinascimento dove è rimasto famoso ma dimenticato altrove. € 18

Abbacchio con carciofi alla brace e salsa di acciughe e menta
abbàcchio s. m. [prob. lat. ad bacŭlum «(agnello giovane legato) a un bastone»]. - Agnello giovane, lattante o slattato da poco, macellato per la vendita o già cucinato per la mensa: un chilo d’a.; una porzione d’a.; a. arrosto, a. alla cacciatora. È parola in uso soprattutto nell’Italia centr.; come piatto, è caratteristico della cucina romana, ma noto e diffuso anche in altre regioni. carciòfo s. m. [dall’arabo kharshūf]. acciuga1 s. f. [dal genov. anciùa, che è il lat. volg. *apiuva, dal gr. ἀϕύη]. - 1. Nome comune delle varie specie commestibili di pesci teleostei della famiglia engraulidi, e in partic. della specie Engraulis encrasicholus, nota più propriam. come a. europea e detta anche alice, distribuita e attivamente pescata in tutto il Mediterraneo, nel Mar Nero, e nell’Atlantico dalla Norvegia al Golfo di Guinea. € 18

Coscia di pollo alla brace in salsa cipolla e peperoni
póllo s. m. [lat. pŭllus «animale giovane» in genere]. - 1. a. Nome generico dei gallinacei domestici (lat. scient. Gallus gallus), cioè del gallo e della gallina, derivati dalle specie selvatiche del genere Gallus, e caratterizzati da una cresta carnosa, da due bargigli partenti dalla base della mandibola e da due bargigli auricolari o orecchioni. € 14

Filetto di manzo con funghi porcini
il filetto è un tipo di taglio di carne, principalmente di bovino ma anche di suino o di altro animale (es. selvaggina come la lepre o il cervo), proveniente dalla zona lombare dell'animale. funghi o eumiceti (lat. sc. Eumycetes; fr. champignons; sp. hongos; ted. Pilze; ingl. mushrooms). € 25

Il nostro hamburger di sfilaccio di manzo pomodoro infornato e cavolo verza
hamburger ‹hä′mbëëġë› s. angloamer. [dal ted. Hamburger «amburghese, abitante di Amburgo»] (pl. hamburgers ‹hä′mbëëġë∫›), usato in ital. al masch. (e pronunciato comunem. ‹am-bùrġer›). - Specie di medaglione di carne tritata, cotta sulla griglia o in padella, càvolo s. m. [voce di origine merid.: lat. tardo caulus, dal gr. καυλός«fusto, stelo, cavolo», da cui pure il lat. caulis: v. caule]. € 18

La bistécca
s. f. [dall’ingl. beefsteak, comp. di beef «manzo» e steak «fetta (di carne)»]. - Larga fetta di carne di manzo (o anche, per estens., di bovino giovane, o d’altro animale grosso, nei quali casi si precisa: una b. di vitello, di maiale, di cavallo), tagliata nelle parti pregiate della schiena, soprattutto lombata e costata, in genere con l’osso.
Angus (o Aberdeen Angus) è un'antichissima razza bovina da carne, la più allevata nel mondo, che prende il nome dalla zona della Scozia di cui è originaria. La carne, riconosciuta come di ottima qualità, si presenta delicata e morbida ed è ricca di grasso di marezzatura. Avendo carne grassa marezzata, l'importazione in Italia sta avendo successo solo in anni recenti. 300 gr € 25,50

Manzo di kobe italiano
Il manzo di Kobe (神戸ビーフ Kōbe Bīfu?) è il bovino la cui carne è una prelibatezza gastronomica giapponese. È un wagyu (bovino giapponese) di manto nero della razza di Tajima, allevato nella Prefettura di Hyogo, l'antica Provincia di Tajima, in Giappone. Questa razza fa parte della "razza nera giapponese" (黒毛和種Kuroge washu ?), che comprende altre razze simili allevate a Tottori, Shimane e Okayama.[1]
Il manzo di Kobe è rinomato per il sapore, la tenerezza e la struttura grassa e ben marezzata. Può essere preparato alla griglia, su piastra (Teppanyaki), come componente del Sukiyaki e in molti altri modi. In Giappone viene anche chiamato carne di Kobe (神戸肉? Kobe niku), Kobe gyu (神戸牛?) o mucca di Kobe (神戸牛?Kobe ushi). 300 gr € 30,00

Fassona
Fassone (dal francese façon che significa "modo") è la denominazione usata dagli addetti per tutti i bovini caratterizzati da masse muscolari ipertrofiche, di particolare pregio per l'alta resa al macello. l termine riprende la denominazione tradizionale usata dagli allevatori per la Piemontese, una razza bovina autoctona del Piemonte. La carne di questa razza di bovino è tenera e magra, certamente rinomata. Tradizionalmente dedicata a piatti della cucina langarola, come la carne cruda all'albese, il vitello tonnato, il bollito misto o il brasato al Barolo (o nella variante al Barbera), ma anche cruda come antipasto (battuto di fassone). 300 gr € 22,50

Contórno
s. m. [der. di contornare]. - 1. a. Linea o complesso di linee che limitano e circoscrivono un’immagine, una figura: greche (Guerrazzi); un volto dai c. delicati. b. Linea perimetrale: un’isola a c. frastagliati. c. In matematica, c. (o frontiera) di una figura geometrica o, più in generale, di un insieme I di punti, è l’insieme dei punti P né interni né esterni a I. b. Luoghi circonvicini, dintorni, adiacenze: la gente dei c.; uomo di molta autorità, presso i suoi, e in tutto il c. (Manzoni); nel c. di casa mia (Leopardi). c. Verdure o legumi, variamente preparati, che si mangiano insieme con la carne o col pesce: lesso con c. di spinaci; agnello con piselli per contorno; prendo solo la sogliola, senza contorno.


Insalatina di primizie
Fòglie di Primizia s. f. [lat. fŏlia, plur. del neutro folium «foglia, foglio», divenuto nel lat. tardo femm. sing.]. - 1. a. Organo fondamentale delle piante cormofite, di forma varia, per lo più appiattita e più o meno espansa, e di colore verde- locuzioni varie: tremare come una f., per freddo o più spesso per paura; non si muove f., quando non c’è un alito di vento..Misticanza di foglie Novelle, vinaigrette con semi di Kia

Cicoria Ripassata
cicoria Erba (Cichorium intybus; fig. 1) annua, bienne o perenne, delle Asteracee. Ha radice a fittone, foglie basali a rosetta, dentate o frastagliate; più o meno pubescenti; il fusto, ramoso, e porta molti capolini di fiori azzurri. Per le foglie, che si mangiano sia crude sia cotte, e per le radici, che torrefatte danno un surrogato del caffè;

Cicoria all’agro
cicoria Erba (Cichorium intybus; fig. 1) annua, bienne o perenne, delle Asteracee. Ha radice a fittone, foglie basali a rosetta, dentate o frastagliate; più o meno pubescenti; il fusto, ramoso, e porta molti capolini di fiori azzurri. Per le foglie, che si mangiano sia crude sia cotte, e per le radici, che torrefatte danno un surrogato del caffè.

Patate cotte al forno a legna
patata s. f. [dallo spagn. patata, der. del quechua papa, nome originario della pianta (con il quale viene indicata in tutta l’America latina), modificatosi per incrocio con il nome della batata, dovuto alla somiglianza dei loro tuberi]. -◆ Dim. patatina, soprattutto per le patate giovani (patatine novelle, patatine arrosto) e, al plur., per le fettine di patate fritte.

Verdure di stagione grigliate
grigliata1 agg. e s. f. [part. pass. di grigliare]. - Cotto, arrostito sulla griglia,verdure,carne: braciole di maiale grigliate; come s. m., lo stesso che grigliata: un grigliato misto.

Dalla pizzerìa
s. f. [der. di pizza]. - Locale pubblico in cui si preparano, si cuociono, generalm. in forno a legna, e si servono ai clienti pizze e sim., e anche altri piatti di facile preparazione. Può essere anche unito a un servizio di ristorante (ristorante pizzeria).

La bruschétta
s. f. [der. di brusco2], roman. - 1. Pane abbrustolito, condito con olio, sale, e strofinato con aglio. 2. tosc. Zuppa di cavolo nero bollito con l’aggiunta di pane abbrustolito strofinato con l’aglio.

Aglio e olio
àglio s. m. [lat. allium]. - 1. Nome delle varie piante erbacee del genere Allium, della famiglia delle liliacee (il genere comprende circa 350 specie, [...] orsino (Allium ursinum), da cui si ricava un olio etereo usato nella medicina popolare
òlio (region. òglio) s. m. [lat. ŏleum, dal gr. ἔλαιον]. - Nome generico dinumerose sostanze di origine vegetale, animale o minerale, liquide a temperatura. oliva (o uliva) s. f. [lat. olīva, nome dell’albero e del frutto, dal gr. ἐλαία]. -

Pomodoro e basilico
La bruschetta al pomodoro e basilico è una bruschetta estiva basata sui sapori freschi e genuini come il pomodoro mediterraneo e l’olio di oliva, il tutto avvolto dall’inebriante profumo del basilico.

Salsiccia e rosmarino
salsìccia (pop. salcìccia) salsiccia f. [lat. tardo salsīcia, neutro pl. di salsicium, formatosi per incrocio di insicium, insicia «salsiccia, carne tritata» [...] 12 cm, da mangiarsi crudi o cotti a seconda che siano o no stagionati: salsicciafresca, secca. rosmarino s. m. [lat. rosmarinus o ros marinus, propr. «rugiada di mare»]. - Arbusto sempreverde della famiglia labiate

Crema di pomodoro secco ricotta di bufala e pomodoro confit
I pomodori secchi sott’olio sono una conserva popolare in Calabria e in Puglia. La preparazione dei pomodori secchi sott’olio consiste nell’essiccazione lenta, al sole o in forno, del pomodoro che perde la sua acqua e acquista piano piano un sapore deciso. I pomodori confit sono una delizia presa in prestito dalla Francia, dove per confit (preservare) si intende una particolare tecnica con la quale si preparano frutta ed ortaggi vari. In particolare i pomodori confit, vengono caramellati in forno, dopo esser stati preparati con zucchero, sale, pepe, olio e spezie e cotti i forno, poi possono essere seviti come antipasti sfiziosi, contorno, o anche per farcire delle bruschette o dei crostini o per condire la pasta.
ricotta Latticino ricavato dalla ricottura del siero del latte (bovino o ovino) che residua dalla preparazione del formaggio.Di origini antichissime, la r. veniva definita il formaggio dei poveri, perché sopperiva al fabbisogno nutrizionale delle classi meno abbienti, fornendo un alimento nutriente e di basso costo.


Burrata alici e lardo di colonnata
burrata s. f. [der. di burro]. - Formaggio fresco pugliese, piuttosto grasso, originario di Andria (in prov. di Bari), oggi prodotto anche in altre zone: Alici e Il Lardo di Colonnata è un salume ad indicazione geografica protetta (IGP), tipico dell'omonimo paesino sulle Alpi Apuane, nel comune di Carrara. Viene prodotto con lardo di suino, stagionato in conche di marmo di Carrara

Cicoria e peperoncino fresco
Cicoria Ripassata. - cicoria Erba (Cichorium intybus; fig. 1) annua, bienne o perenne, delle Asteracee. Ha radice a fittone, foglie basali a rosetta, dentate o frastagliate; più o meno pubescenti; il fusto, ramoso, e porta molti capolini di fiori azzurri. Per le foglie, che si mangiano sia crude sia cotte, e per le radici, che torrefatte danno un surrogato del caffè;

crostino s. m. [der. di crosta]. - 1. a. Fettina di pane, anche fritta o arrostita, per lo più spalmata di burro e di commestibili appetitosi e servita, in genere, come antipasto: crostini di tartufi, di fegatini di pollo, di caviale, di acciughe. b.

Crostino mozzarella e alici
mozzarella Latticino in pezzi di varia forma e massa, tipico/">tipico della Campania, prodotto, un tempo, esclusivamente con latte di bufala; acciuga (forma dialettale, forse genovese, dal gr. ἀϕύη) o Alice (dal lat. halex o allex "salsa di pesce"; lat. scient. Engraulis encrasicholus L.; fr. anchois; sp. anchoa; ted. Sardelle; ingl. anchovy

Crostino mozzarella e crudo
mozzarella Latticino in pezzi di varia forma e massa, tipico/">tipico della Campania,. prosciutto s. m. [der. di asciutto, con sostituzione di prefisso]. - 1. Coscia di maiale salata e fatta prosciugare in ambienti adatti per la conservazione (il nome si usa anche per la spalla del maiale che ha avuto lo stesso trattamento); si mangia crudo, dopo opportuna stagionatura, per lo più tagliato a fette più o meno sottili

Crostino mozzarella e funghi
mozzarella Latticino in pezzi di varia forma e massa, tipicochampignon ‹šãpin’õ′› s. m., fr. [dal fr. ant. champegnuel, e questo dal lat. pop. (fungus) campaniolus, propr. «fungo di campagna», contrapp. ai funghi coltivati] (in ital. comunem. pronunciato ‹šampin’òn›). - Fungo prataiolo coltivato, reperibile tutto l’anno, che si consuma crudo in insalata o cotto trifolato, grigliato, fritto, ecc.

La pizza
pizza s. f. [voce già presente nel lat. mediev., forse der. da un ant. alto-ted. bizzo, pizzo «boccone, pezzo di pane, focaccia», diffusa in epoca recente attraverso il napoletano]. - 1. Preparazione culinaria, a base di farina di grano (o anche di granturco, castagne, ecc.), impastata con acqua o latte, lievito, uova, e olio o sugna o burro, con l’aggiunta di ingredienti varî e cotta in forno, generalm. in forme rotonde e basse:
Lievito o pasta acida naturale, chiamata anche pasta madre, è un impasto di farina e acqua sottoposto a una contaminazione spontanea da parte dei microrganismi presenti nelle materie prime, provenienti dall'aria, dall'ambiente, dall'operatore, il cui sviluppo crea all'interno della massa una microflora selvaggia autoctona in cui predomina la coltura dei batteri lattici. Tali microrganismi, in competizione nutrizionale tra loro in una realtà artigianale, in presenza di sostanze nutritive, di acqua, calore, ecc., crescono, si moltiplicano, avviano gli specifici processi metabolici della specie cui appartengono e muoiono.

La Margherita
‘Inventata’ a Napoli nella prima metà dell’Ottocento, la pizza è diventata nel corso del tempo una pietanza universale, adottata in tutti i paesi e da popoli con tradizioni culinarie tra loro diversissime. Una delle ragioni di questo successo planetario è la sua versatilità: la ricetta di base, semplicissima, si presta infatti a un’infinità di variazioni, adattandosi ai gusti più diversi e alle esigenze di tutti i palati, dai più semplici ai più raffinati
La pizza è come un tema: il titolo è uguale per tutti, ma lo svolgimento cambia da persona a persona, anzi da cuoco a cuoco. La ricetta base infatti è sempre la stessa: farina, lievito di pane, sale, olio e acqua.
Il primo pizzaiolo a diventare celebre fu Domenico Testa, che a Napoli preparò la pizza per la regina del Regno delle Due Sicilie nella prima metà del 19° secolo. La notizia con tutta probabilità si sparse, perché quando nell’estate del 1889 il re d’Italia Umberto I e la regina Margherita arrivarono a Napoli per le vacanze vollero provarla anche loro. E così, il 9 giugno, a corte furono chiamati don Raffaele Esposito e sua moglie Rosa Brandi, titolari della pizzeria Pietro il Pizzaiolo, alla salita Sant’Anna di Palazzo.
POMODORO MOZZARELLA BASILICO

La Marinara
La pizza marinara è una tipica pizza napoletana condita con pomodoro, aglio, origano ed olio. Questa, insieme alla pizza Margherita, è tra le più popolari pizze napoletane. Il nome deriva dal fatto che gli ingredienti, facilmente conservabili, potevano essere portati dai marinai per preparare pizze nel corso dei loro lunghi viaggi. Francesco De Bouchard nel 1866 riporta[1] la descrizione dei principali tipi di pizza, ossia quelli che oggi prendono nome di pizza marinara, pizza Margherita e calzone:
« Le pizze più ordinarie, dette coll'aglio e l'oglio, han per condimento l'olio, e sopra vi si sparge, oltre il sale, l'origano e spicchi d'aglio trinciati minutamente


La Napoli

La pizza Napoli viene realizzata stendendo la pasta per la pizza, aggiungendo il pomodoro, i capperi ed i filetti di acciughe cuocendo infine la pizza in forno


La funghi cardoncello

Funghi cardoncello o eumiceti (lat. sc. Eumycetes; fr. champignons; sp. hongos; ted. Pilze; ingl. mushrooms). mozzarèlla di bufala s. f. [voce merid., dim. di mozza, tipo di formaggio]. - 1. Latticinio tipico della Campania (oggi prodotto industrialmente anche in altre regioni [...] ruchétta (region. rughétta) s. f. [dim. di ruca]. - Erba annua della famiglia crocifere (Eruca sativa), spontanea nei campi e negli incolti della regione [...] ruchetta selvatica (Diplotaxis tenuifolia), anch’essa delle crocifere, le cui foglie aromatiche si mangiano in insalata ed è anche usata come astringente e depurativa

La salame piccante, rucola e scaglie di parmigiano
Pizza ripiena per metà di salame m. [der. di sale]. - 1. a. Insaccato fatto con carne magra di suino, tagliata a pezzi con il coltello o tritata, salata e condita con pepe [...], mozzarella ruchétta (region. rughétta) s. f. [dim. di ruca].

La salsiccia e cime di rapa
salsìccia (pop. salcìccia) salsiccia f. [lat. tardo salsīcia, neutro pl. di salsicium, formatosi per incrocio di insicium, insicia «salsiccia, carne tritata» Rosmarino. La cima di rapa (Brassica rapa subsp. sylvestris var. esculenta) è un ortaggio tipico dell'agricoltura italiana, coltivato soprattutto in tre regioni, Lazio, Puglia e Campania,

La regina
pomodòro (pop. pomidòro) s. m. [da pomo d’oro] (pl. pomodòri o pomidòro, pop. pomidòri). - 1. a. Pianta erbacea delle solanacee (Lycopersicon esculentum o Solanum lycopersicum), originaria dell’America, oggi diffusamente coltivata in tutte le regioni a clima temperato, anche in Italia. mozzarèlla di bufala s. f. [voce merid., dim. di mozza, tipo di formaggio]. - 1. Latticinio tipico della CampaniA. BASILICO

La Amatriciana
guanciale1guan·cià·le/rar.aggettivo 1 Pertinente alla guancia pomodòro (pop. pomidòro) s. m. [da pomo d’oro] (pl. pomodòri o pomidòro, pop. pomidòri). - 1. a
parmigiano agg. e s. m. - 1. agg. e s. m. (f. -a) Della città di Parma, capoluogo di provincia dell’Emilia; abitante, originario o nativo di Parma. 2. agg. Formaggio p. (o assol. parmigiano s. m.), tipo di formaggio grana molto pregiato, propriam. denominato parmigiano reggiano,

La Testaccio
Funghi porcini o eumiceti (lat. sc. Eumycetes; fr. champignons; sp. hongos; ted. Pilze; ingl. mushrooms). - Il nome "fungo" nel concetto popolare indica una determinata produzione vegetale commestibile o velenosa crescente in libera natura... mozzarèlla di bufala s. f. [voce merid., dim. di mozza, tipo di formaggio]. - 1. Latticinio tipico della Campania (oggi prodotto industrialmente anche in altre ruchétta (region. rughétta) s. f. [dim. di ruca]. - Erba annua della famiglia crocifere (Eruca sativa), spontanea nei campi e negli incolti della regione parmigiano agg. e s. m. - 1. agg. e s. m. (f. -a) Della città di Parma, 2. agg. Formaggio p. (o assol. parmigiano s. m.), tipo di formaggio grana molto pregiato, propriam. denominato parmigiano reggi

La caponatina di verdure e mozzarella di bufala
caponata (o capponata) s. f. [per l’etimo, cfr. cappone di galera, alla voce cappone1]. - 1. Vivanda frugale in uso un tempo fra i marinai, costituita da galletta intinta nell’acqua salata e condita con olio, aceto, aglio e cipolla. 2. Pietanza napoletana, detta anche panzanella alla marinara: specie eacciughe, cipolle e pomodori freschi a fette, basilico e aglio, peperoni verdi e olive, il tutto condito con olio, aceto, sale e pepe. mozzarèlla di bufala s. f.

La pomodoro e acciughe con cornicione farcito di ricotta
La peculiarità della pizza napoletana è dovuta soprattutto alla sua pasta che deve essere prodotta con un impasto simile a quello per pane - ossia completamente privo di grassi - morbido ed elastico, steso a mano in forma di disco senza toccare i bordi che formeranno in cottura un tipico "cornicione" ripieno di ricotta di bufala di 1 o 2 cm mentre la pasta al centro sarà alta circa 3 mm. Un veloce passaggio in un forno molto caldo deve lasciarla umida e soffice, non troppo cotta. acciuga1 s. f. [dal genov. anciùa, che è il lat. volg. *apiuva, dal gr. ἀϕύη]. - 1 pomodòro (pop. pomidòro) s. m. [da pomo d’oro] (pl. pomodòri o pomidòro, pop. pomidòri).

La focaccia olio e rosmarino
focàccia s. f. [lat. tardo focacia, agg. f., der. di focus «focolare»] (pl. -ce). - 1.Pane di forma bassa e schiacciata, condito con olio o altri ingredienti, cotto nel forno (in questo senso è meno com., spec. in Toscana, di schiacciata); nell’Italia settentr., nome di dolci tradizionali, di pasta lievitata e condita, diversi da regione a regione; altrove, come nell’Italia merid., indica pietanze casalinghe fatte di strati di pasta con varî ingredienti e cotte nel forno. Rendere pan per focaccia, frase prov., rendere la pariglia, ricambiare un torto o sim., talora rincarando la dose. 2. Nell’industria tessile, tipo di confezione di filato senza supporto e con stratificazione dall’esterno verso l’interno. ◆ Dim. focaccina, focaccétta. Olio e rosmarino


I Dolci di credenza
credènza2 s. f. [dalla voce prec., attrav. la locuz. ant. fare la credenza, riferita all’assaggio dei cibi]. - 1. Mobile da cucina o da sala da pranzo, usato (già dal sec. 16°) per contenere stoviglie, e spesso anche vivande. Complesso di vivande presentate agli ospiti in occasione di feste e ricevimenti, nell’espressione servizio di credenza. € 8

Tiramisù di Angelina
tiramisù (o tìrami su) s. m. - Nome di un dessert di origine prob. veneta, preparato a freddo alternando in una forma rettangolare strati di savoiardi o di fettine di pan di Spagna, inzuppati di caffè ristretto fatto raffreddare (a cui si aggiunge di solito un po’ di rum o di cognac) e spolverati di cacao amaro in polvere, a strati di crema zabaione mescolata con mascarpone sbattuto. Si consuma dopo averlo mantenuto alcune ore in frigorifero. € 8

Frutta di Stagione
s. f. [lat. mediev. fructa, plur. collettivo di fructum, sostituitosi al lat. class. fructus -super incrocio con pomum «frutto»] (pl. -a, non com., e più raro -e). - Nome collettivo dei frutti commestibili, soprattutto quelli prodotti da piante arboree, dette appunto alberi da frutta o da frutto (mele, pere, ciliegie, ecc.) “Essere alla frutta” vuol dire “essere senza forze, Se un premier dice queste cose, significa che siamo alla frutta! (le cose non possono andare peggio di così). € 5

Ristorante Angelina a Testaccio - Roma

Ristorante Angelina a Testaccio - Roma

C'è tanta grazia in questo luogo magico che esercita il suo fascino su chiunque vi soggiorni. Poco lontano dal portone d'ingresso, c'è il caos cittadino mentre sul retro si dispiega un enorme verde sul Monte dei Cocci Un vero gioiello storico situato nel cuore di Testaccio - la zona di Roma posta sulla sponda del Tevere.

Aperto tutti i giorni, 09.00 - 00.00

Per prenotazioni: +39 0657283840
 

Ristorante Angelina a Trevi - Roma

Ristorante Angelina a Trevi - Roma

Ristorante Angelina a Trevi

Ci trovate a Roma, in via Poli 27,
una romantica trattoria-caffè
a due passi dalla Fontana di Trevi

Aperto tutti i giorni dalle ore 09.00 alle 00.00
Per prenotazioni: +39 066797274