Ristorante Angelina a Testaccio - Il Pranzo della Domenica

Angelina s. f. [adattam., su ristorare, del fr. restaurant (v.)] ristorante s. m. deL fr. Restaurant uno spazio dedicato al cibo che ristora, un’attenzione per le piccole cose in un ambiente emozionale - un cuoco parigino di nome Boulanger aprì un'attività di ristorazione, fu la Grand Taverne de Londres, fondata nel 1782 da un uomo di nome Antoine Beauvillier. Sembra che il nome sia derivato dal motto "venite e io vi ristorerò “affisso nel primo locale di questo tipo.

I Nostri Padèllini
s. f. [lat. patĕlla, dim. di patĕra «piatto, tazza»]. - 1. Utensile da cucina, di forma rotonda, largo e poco profondo, provvisto di lungo manico, usato soprattutto per friggere: una p. di ferro, di rame, di acciaio inossidabile, di acciaio smaltato; friggere, cuocere, fare (la frittata, la carne, il pesce) in p.; funghi in padella. Modi prov.: avere un occhio alla gatta e uno alla p., vigilare contemporaneamente su due cose diverse; cascare dalla p. nella brace, da una brutta situazione in una peggiore; e con sign. sim.: noi abbiamo costui tratto della p. e gittatolo nel fuoco (Boccaccio).

Polpette di stinco di manzo /pol'pet:a/ s. f. [der. di polpa]. - 1. (gastron.) [vivanda di carne tritata compressa a forma di pallottola e, più generica., qualsiasi vivanda preparata in modo simile: conciare male (o in malo modo o per le feste). com., tibia || fig. non essere uno s. di santo, non essere una persona onesta, irreprensibile2 Nei quadrupedi, la parte compresa fra il ginocchio e il metacarpo o il metatarso. a. Il maschio dei bovini domestici, castrato e destinato alla macellazione, nell’età da uno a quattr’anni (più adulto quindi del vitello. Carne pane prezzemolo scamorza affumicata panate

Carciofo con crema di pecorino (dall'arabo kharshūf; lat. scient. Cynara cardunculus L. var. scolymus L.; fr. artichaut; sp. alcachofa; ted. Artischocke; ingl. artichoke). - Del carciofo si mangiano, come è noto, le squame che rivestono i capolini fiorali non ancora completamente sviluppati, ovvero solo i fondi (ricettacolo). Sono di largo uso i piccoli carciofini conservati sott'olio. La pianta chiamata Cynara era già conosciuta dai greci e dai romani, ma sicuramente si trattava di selvatico. A quanto sembra le si attribuivano poteri afrodisiaci, e prende il nome da una ragazza sedotta da Giove e quindi trasformata da questi in carciofo. Pecorino agg. [dal lat. T tardo pecorĭnus, der. di pecus pecŏris «pecora»]

Sformatino di patate. Sformato agg. e s. m. [part. pass. di sformare]. - 1. agg. a. Deformato, che ha perduto la propria forma, 2. s. m. Preparazione gastronomica costituita da pasta o riso, carni, verdure, formaggi, con condimenti varî, cotta in uno stampo al forno o a bagnomaria e servita. Nel nostro caso di Patate, prosciutto cotto, parmigiano. € 8

Picchiapò s. m.[una poesia di Trilussa, Picchiabbò er nano diplomatico]. - 1è uno dei grandi piatti tipici della cucina popolare romana. Straordinario piatto di recupero, il lesso alla Picchiapò nasce proprio dall’esigenza di voler riutilizzare la carne utilizzata per preparare il brodo.

Trippa alla romana. Trippa s. f. [etimo incerto]. - 1. In macelleria e gastronomia il reticolo, che nella superficie interna si presenta con un gran numero di lamine incrociate così da somigliare a una specie di rete, e l’omaso, comunem. detto millefogli(o) o centopelle(centopelli) -, che viene tagliato a strisce e quindi cotto in maniere diverse, con abbondanza di condimenti e di aromi Oggi chi sceglie questo tipo di carne lo fa servendosi da un macellaio di fiducia, mentre per strada non comprerebbe neppure la trippetta da dare al gatto (da cui il detto “non c’è trippa per gatti. Sedano Alloro Carota Menta.

Fagioli all’uccelletto. Legume s. m. [lat. legūmen (-mĭnis)]. Tipo di frutto proprio delle Fabacee,, secco, detto anche baccello se deiscente o lomento se indeiscente. Nell’uso comune sono i semi delle Fabacee coltivate per la nutrizione umana (fagioli, piselli, lenticchie, fave ecc.) Scaldate l'olio e aggiungete l'aglio e le foglie di salvia. Lasciate soffriggere, ora aggiungete i fagioli lessati. Mescolate molto delicatamente e lasciate soffriggere per un minuto. Unite la passata di pomodoro, coprite e lasciate cuocere. Fagioli Pomodoro Salvia. € 6

Lésso con Friggitelli agg. e s. m. [lat. elĭxus «bollito»; cfr. lĭquēre «esser liquido» e lĭxa (aqua) «ranno»]. - 1.agg. Lessato, cotto nell’acqua a bollore: carne l., pesce l., patate l., castagne l.; fece portare in una tovagliuola bianca i due capponi l. (Boccaccio); prov., fam., chi la vuol lessa, chi la vuole arrosto, a proposito di persone che abbiano opinioni o desideri diversi, e non si trovino mai d’accordo. Il frutto venne chiamato Peperone a causa della somiglianza nel gusto (sebbene non nell'aspetto), con il pepe. € 8

Cicoria Ripassata. Cicoria Erba (Cichorium intybus; fig. 1) annua, bienne o perenne, delle Asteracee. Ha radice a fittone, foglie basali a rosetta, dentate o frastagliate; più o meno pubescenti; il fusto, ramoso, e porta molti capolini di fiori azzurri. Per le foglie, che si mangiano sia crude sia cotte, e per le radici, che torrefatte danno un surrogato del caffè; ripassata s. f. [der. di ripassare]. - L’azione di ripassare, il fatto di venire ripassato, una sola volta o rapidamente. Cicoria Olio Peperoncino. € 5

Mozzarella di bufala campana s. f. [voce merid., dim. di mozza, tipo di formaggio]. - 1. Latticinio tipico della Campania (oggi prodotto industrialmente anche in altre regioni italiane), ottenuto, un tempo, con latte esclusiva di bufala, 1. La femmina del bufalo: 3. fig. a. Svista, errore madornale; affermazione falsa, inverosimile; panzana. b. roman. Produzione, e spec. spettacolo, scadente, di scarso valore. € 8

Insalata di Finocchi Arance e olive. Finocchio - Pianta erbacea caratteristici sono i germogli bulbosi, detti finocchi, che si consumano quale ortaggio. Nel linguaggio comune, per insalata si intende spesso la variante più semplice di questo piatto, preparata solamente con verdure crude in foglia.Questa invece Finocchi Arance e Olive nere. € 8

Verdure grigliate - plurale femminile - Spuntate, mondate e lavate le zucchine e le melanzane, quindi tagliatele a fettine sottili nel senso della lunghezza. Lavate i peperoni, mondateli privandoli del picciolo, dei semi e delle nervature bianche interne e riduceteli a falde. Cuocete le verdure su una griglia ben calda per circa 8 mi-nuti, rigirandole delicatamente con una paletta; fatele raffreddare e disponetele a strati in una terrina, cospargendo ogni strato con le erbe aromatiche tritate e il peperoncino.


Patate cotte al forno a legna
s. f. [dallo spagn. patata, der. del quechua papa, nome originario della pianta (con il quale viene indicata in tutta l’America latina), modificatosi per incrocio con il nome della batata, dovuto alla somiglianza dei loro tuberi]. -◆ Dim. patatina, soprattutto per le patate giovani (patatine novelle, patatine arrosto) e, al plur., per le fettine di patate fritte. € 5


Pinzimonio - s.m.- Sembra che soltanto a Roma e dintorni si adoperi da tempo e stabilmente il termine cazzimperio per indicare quel che, nel resto d'Italia, si suole definire pinzimonio 'condimento di olio, pepe e sale nel quale intingere verdure crude come carote, finocchi, sedani, peperoni'. Famosa l'"osteria der Cazzimperio" nella quale "agnede" (andò) il Generale, incaricato dall'imperatore Nerone di investigare sugli umori dei suoi sottoposti, in un componimento del 1942 del poeta dialettale Trilussa (pseudonimo di Carlo Alberto Salustri, Roma 1871 - 1950): "E, lì, se tinse er grugno de carbone, / se messe una giaccaccia e serio serio / agnede all'osteria der Cazzimperio / framezzo a li gregari de Nerone".

La nostra Pasta fatta in casa per il Pranzo
s. f. [lat. tardo pasta, dal gr. πάστη «farina mescolata con acqua e sale»]. - 1. a. Impasto di farina e acqua opportunamente rimestato sino a renderlo sodo e compatto A lungo rimasta un prodotto casalingo, iniziò a essere fabbricata industrialmente intorno al 1800, quando a Napoli entrarono in funzione i primi macchinari atti allo scopo e si perfezionarono i sistemi di essiccazione. La sua storia ha origini molto antiche. È difficile stabilire chi l’abbia inventata: già conosciuta dai Greci, fu dimenticata con la caduta dell’Impero Romano e riscoperta grazie agli Arabi e ai Cinesi. Può essere sia secca sia fresca, a seconda del contenuto d’acqua lasciato nell’impasto.

La nostra Carbonara. Carbonara s. m. e agg. [variante di carbonaio]. ll piatto sarebbe stato "inventato" dai carbonai (carbonari in romanesco), i quali lo preparavano usando ingredienti di facile reperibilità e conservazione. Infatti per realizzare la carbonella era necessario sorvegliare la carbonaia per lungo tempo e quindi era importante avere con sé i viveri necessari. - 1. Variante ant. o region. di carbonaio. È inoltre forma in uso nella locuz. alla carbonara, con cui si indica in gastronomia un piatto, tipico della cucina romana, di pasta asciutta condita con guanciale rosolato, uova e pecorino (o parmigiano) grattugiato: spaghetti, rigatoni alla carbonara. Uova Guanciale Pecorino Romano stagionato Pepe nero Sarawak. € 10

Pappardelle al ragù di Coda. Códa s. f. [lat. volg. cōda, class. cauda]. - s. f. [der. di pappare, di formazione non ben chiarita]. - 1. Per lo più al plur., pappardelle, tipo di lasagne cotte in acqua e condite con sughi di varia natura, per lo più di carne e di cacciagione: p. al sugo di lepre. 2. fig., scherz. Discorso o scritto farraginoso, affastellato, sconnesso, oppure ripetitivo e particolarmente insistente: racconta sempre la solita p., e mi ha proprio annoiato 1. a. Parte assottigliata del corpo dei vertebrati opposta al capo. --2 Locuzioni fig.: avere, mettersi la c. tra le gambe, andarsene con la c. tra le gambe, come i cani, ritirarsi mogio mogio dopo un insuccesso; alla Vaccinara Nata nel cuore di Roma, nel rione Regola dove abitavano i vaccinari, la coda alla vaccinara è considerata la "regina" del quinto quarto. Vino bianco pomodoro cipolle. € 12

Gnocchi al Tegamino con ragù napoletano e gratinato al forno s. m. [dal veneto gnòco «protuberanza, gnocco», forse dal longobardo «nodo nel legno»] (pl. -chi). - 1. a. Al plur., gnocchi, piatto tradizionale della cucina veneta, piemontese e romana, costituito da un impasto di farina e patate (già lessate e schiacciate), tagliato a bocconcini di forma cilindrica o ovoidale, che si mangiano come primo piatto, lessati e conditi con sugo o con burro. b. b. ven. Bernoccolo, soprattutto quelli che si formano in fronte per una caduta o un colpo ricevuto. 3. fig. Persona sciocca, goffa e sempliciotta: sei uno gnocco- non stare lì impalato come uno gnocco. Secondo la leggenda, a Napoli alla fine del Trecento esisteva la Compagnia dei Bianchi di giustizia che percorreva la città a piedi invocando "misericordia e pace". La compagnia giunse presso il "Palazzo dell'Imperatore" tuttora esistente in via Tribunali, che fu dimora di Carlo, imperatore di Costantinopoli e di Maria di Valois figlia di re Carlo d'Angiò. All'epoca il palazzo era abitato da un signore nemico di tutti, tanto scortese quanto crudele, e che tutti cercavano di evitare. La predicazione della compagnia convinse la popolazione a rappacificarsi con i propri nemici, ma solo il nobile che risiedeva nel "Palazzo dell'Imperatore" decise di non accettare l'invito dei bianchi nutrendo da sempre antichi e tenaci rancori. Non cedette neanche quando il figliolo di tre mesi, in braccio alla balia sfilò le manine dalle fasce ed incrociandole gridò tre volte: "Misericordia e pace". Il nobile era accecato dall'ira, serbava rancore e vendetta, ed un giorno la sua donna, per intenerirlo gli preparò un piatto di maccheroni. La provvidenza riempì il piatto di una salsa piena di sangue. Finalmente, commosso dal prodigio, l'ostinato signore, si rappacificò con i suoi nemici e vestì il bianco saio della Compagnia. Sua moglie in seguito all'inaspettata decisione, preparò di nuovo i maccheroni, che anche quella volta, come per magia, divennero rossi. Ma quel misterioso intingolo aveva uno strano ed invitante profumo, molto buono ed il Signore nell'assaggiarla trovò che era veramente buona e saporita. La chiamo' così "raù" lo stesso nome del suo bambino. Patate farina acqua
Maiale Manzo Pomodoro. € 12

Tortèllo di Coniglio s. m. [dim. di tórta].. b. Nome di varie preparazioni culinarie (alcune delle quali chiamate anche ravioli), diverse a seconda delle regioni, consistenti in un doppio strato, di forma solitamente quadrangolare (2-3 cm di lato) di pasta all’uovo ◆ Dim. tortellino (v.); accr. tortellóne, per lo più al plur. tortelloni, che sono tortelli più grandi, con ripieno di magro. 1. a. (f. -a) Mammifero roditore della famiglia leporidi (lat. scient. Oryctolagus cuniculus), dotato di orecchie lunghe, fanno i figli in giro come conigli (Aldo Busi). ◆ Dim. conigliétto, coniglino, conigliuzzo; vezz. o spreg. conigliùccio; accr. coniglióne; pegg. conigliàccio. Acqua farina uova coniglio. € 14

Vellutata di Zucca con i suoi Crostini. Vellutata s. f. [femminile sostantivato dell’agg. vellutato]. - Zuppa di verdure passata al frullatore e quindi al setaccio, in modo da conferirle un aspetto lucido e cremoso, somigliante al velluto: una v. di asparagi. Di stoffa (e in partic., a pelo rilevato e morbido (come è, appunto, il velluto): Il Podestà coi giudici e’ notari Scendono, in ricchi sciamiti velluti (Pascoli). Zucca Cipolla Aglio Rosmarino e Timo e Dadini di pane abbrustoliti

I Secondi - secóndo1 agg. e s. m. [lat. secŭndus, der. di sequi «seguire»; propr. «che segue, che non offre resistenza», detto dapprima della corrente e del vento, quindi, per contrapp. ad adversus, «favorevole, conforme»; con diverso sviluppo semantico (cfr. che segue = «che viene dopo»), l’uso come numerale ordinale, e il sign. fig. di «inferiore»]. -Per ellissi di piatto, la seconda portata di vivande, a pranzo o a cena: non mangio la minestra, prenderò solo il secondo; anche: un pranzo con tre secondi, con tre pietanze diverse presentate dopo il primo piatto.

Polenta con Spuntature. Polènta (tosc. pop. pudenda e ant. polènda) s. f. [lat. polĕnta «farina d’orzo, polenta», affine a pollen -lĭnis «fior di farina» e a puls pultis «pappa»]. - 1. a. Vivanda di origine rustica che si prepara con farina di granoturco (detta perciò anche p. gialla o p. di farina gialla) in acqua leggermente salata dentro un paiolo in cui viene rimestata continuamente fino alla cottura, in seguito alla quale si rassoda e può quindi essere versata dal paiolo su un tagliere o su un piatto di legno, dove, se sufficientemente consistente, viene tagliata a fette; molto diffusa (ancor più in passato) in Lombardia, nel Veneto e nel Friuli. € 8

Pòlpette al Sugo s. f. [der. di polpa].- 1. Vivanda di carne tritata, condita e impastata con varî ingredienti, compressa a forma di pallottola schiacciata, fritta oppure cotta in tegame nel sugo: una p. di vitello; un piatto di polpette. Generica. qualsiasi vivanda cotta e preparata in modo simile: p. di riso, di pane, di tonno. Fig., scherz., fare polpette di qualcuno, ridurre qualcuno a (o in) polpette, farlo a pezzi, conciarlo in malo modo, massacrarlo. Già intoscanito fino alle midolle, sapevo che in Toscana una sgridata forte, un gran rabbuffo, si chiamava polpetta e polpettone (D’Annunzio). ◆Carne di manzo Pane uova Parmigiano aglio. € 10

Cacio e Pepe. Càcio s. m. [lat. caseus] (raro il pl. caci). - 1. Formaggio: c. fresco, secco, pecorino, parmigiano, stracchino, ecc.; una forma di c.; alto quanto un soldo di c., molto piccolo, detto di solito di persona; essere pane e c. con uno, andare perfettamente d’accordo; essere, venire, cascare, capitare come il c. sui maccheroni, di cosa o persona che giunge a proposito. C. aromatico, tipo di formaggio - 2. Forma di cacio: ho mangiato, ho comperato un c. intero. Pecorino Parmigiano e Pepe nero di Sarawak. € 10

Brace s. f. [dal germ. brasa]. - 1. Fuoco senza fiamma prodotto dalle legna o dai carboni accesi: arrostire le castagne sulla b.; abbacchio, costolette, bistecche alla b., sulla griglia. In espressioni fig.: occhi ardenti come la b.; farsi di b. (o rosso come la b.), arrossire violentemente; soffiare nella b., attizzare odî, passioni e sim.; cascare (o cadere) dalla padella nella b., andare di male in peggio, passare da un guaio a un altro. 2. tosc. Carbone spento di legna minuta che si usa per fornelli, scaldini, o per avviare il fuoco (detta anche carbonella, cinigia): b. trita, grossa; nero come la b., nerissimo. ◆ Dim. bracina e bracino m., brace minuta; accr. bracióne, brace più grossa

Pollo con Patate s. m. [lat. pŭllus «animale giovane» in genere]. - 1. a. Nome generico dei gallinacei domestici (lat. scient. Gallus gallus), cioè del gallo e della gallina, derivati dalle specie selvatiche del genere Gallus, e caratterizzati da una cresta carnosa, da due bargigli partenti dalla base della mandibola e da due bargigli auricolari o orecchioni. Nel linguaggio com., la parola è usata soprattutto per indicare le specie domestiche che si allevano per la carne e si considerano sotto un aspetto culinario.. 2. fig. Persona ingenua, credulona, che si lascia raggirare con molta facilità: sei stato un p. a farti imbrogliare così; ha trovato un p. che la mantiene; lasciarsi spennare come un p., farsi truffare rimettendoci tutto quello che si possiede. P. novello, principiante, persona inesperta nella propria arte o attività, o in genere nella vita: era... uno scrittore, diciamo, appena uscito dal bozzolo: meglio ancora, un p. novello (M. Moretti).

Abbacchio alla scottadito s. m. [prob. lat. ad bacŭlum «(agnello giovane legato) a un bastone»]. - Agnello giovane, lattante o slattato da poco, macellato per la vendita o già cucinato per la mensa: un chilo d’a.; una porzione d’a.; a. arrosto, a. alla cacciatora. È parola in uso soprattutto nell’Italia centr.; come piatto, è caratteristico della cucina romana, ma noto e diffuso anche in altre regioni. 2. intr. (aus. avere) Essere molto caldo, emanare un calore così intenso da provocare ustioni e bruciature: la minestra scotta troppo, devo aspettare che si freddi; quel tegame scotta, non lo toccare; oggi il sole scotta; con sign. Attenuato: la fronte gli scotta, deve avere la febbre. Olio e sale e pepe. € 15

Salsiccia e Cime di Rapa (pop. salcìccia) s. f. [lat. tardo salsīcia, neutro pl. di salsicium, formatosi per incrocio di insicium, insicia «salsiccia, carne tritata» con salsicius «salato»] (pl. -ce). - 1. a.Carne suina (talora anche di cinghiale e, in alcune tradizioni locali, di oca o di carne bovina, equina, ovina), magra e grassa, tagliata a piccoli pezzi o triturata più o meno finemente, salata e variamente aromatizzata, e insaccata in budella di suino che vengono legate e divise a tratti mediante strozzature con spago sottile, da mangiarsi crudi o cotti a seconda che siano o no stagionati: s. fresca, secca; rapa1 s. f. [lat. rapa.]. - 1. Pianta erbacea bienne (Brassica campestris ssp. rapa), originaria forse dell’Europa, coltivata sia per la radice carnosa (detta anch’essa rapa), di forma varia, rotonda, ovale, ellittica, più o meno grossa, con polpa bianca, gialla o rosata, dolce o piccante, sia quale foraggera da radice,, oppure quale ortaggio, per le foglie giovani, e inoltre per le infiorescenze giovani con i fiori in boccio, dette broccoli o cime di rapa. Olio aglio Peperoncino. € 10

E nella nostra Domenica

Pastarèlle s. f. [der. di pasta]. - Nome region., spec. roman., delle paste dolci (v. pasta nel sign. 3): abbiamo terminato il pranzo con un grande vassoio di p.; dentro il bar Mancinelli, mezzo vuoto, si vedevano banchi pieni di pastarelle (Pasolini). Meno com. la forma (tosc.) pasterèlla: un certo involtino misterioso di pasterelle con la crema (Pirandello)

I Dolci di credenza - credènza2 s. f. [dalla voce prec., attrav. la locuz. ant. fare la credenza, riferita all’assaggio dei cibi]. - 1. Mobile da cucina o da sala da pranzo, usato (già dal sec. 16°) per contenere stoviglie, e spesso anche vivande. Complesso di vivande presentate agli ospiti in occasione di feste e ricevimenti, nell’espressione servizio di credenza

Crumble Ricotta e Cioccolato. La ricetta ha origine in nella seconda guerra mondiale ricòtta s. f. [femm. sostantivato di ricotto, part. pass. di ricuocere]. Com. la locuz. agg. di ricotta, usata in senso fig., con tono più o meno spreg., per sottolineare la mancanza di forza e di energia fisica o morale: hai le gambe di r., che non ti reggi in piedi?; ma che sei fatto di r.?; è un uomo di r., non sa farsi valere. ◆ Dim. ricottina; accr. ricottóna; pegg. ricottàccia.

Tiramisù di Angelina. Tiramisù (o tìrami su) s. m. - Nome di un dessert di origine prob. veneta, preparato a freddo alternando in una forma rettangolare strati di savoiardi o di fettine di pan di Spagna, inzuppati di caffè ristretto fatto raffreddare (a cui si aggiunge di solito un po’ di rum o di cognac) e spolverati di cacao amaro in polvere, a strati di crema zabaione mescolata con mascarpone sbattuto. Si consuma dopo averlo mantenuto alcune ore in frigorifero

Tórta di mele - s. f. [lat. tardo tōrta, voce di formazione ignota, in quanto la quantità lunga della ōsembra escludere una connessione con il participio tŏrtus di torquēre «torcere» (v. tòrta)]. il termine può anche indicare analoghe preparazioni di gelato o semifredde, oppure salate e farcite (t. rustica; t. pasqualina) méla s. f. [lat. pop. mēlum (gr. attico μῆλον) per il classico malum (gr. dorico μᾶλον)]. - 1. a.Il frutto del melo, noto in botanica col nome di pomo (è in realtà un falso frutto, perché la parte carnosa della mela deriva dallo sviluppo del ricettacolo e non dall’ovario, che è infero): ha forma varia, per lo più sferica, un po’ depressa, ombelicata alle due estremità, con polpa croccante, talora farinosa, e buccia di vario colore.

Crostata s. f. [der. di crosta]. - 1. Dolce cotto in forno, formato da una sfoglia di pasta frolla con sopra uno strato di marmellata o di crema, sul quale si stendono, incrociandole, delle striscioline di pasta. 2. ant. Pietanza di carne o di pesce, cotta in forno a forma di torta: avea fatta una fine c. d’anguille, e aveala messa nella madia (Novellino). ◆ Dim. crostatèlla, crostatina.

Biscòtto s. m. [lat. mediev. biscoctus, comp. di bis- «bis-1» e coctus, part. pass. di coquĕre«cuocere»]. - 1. Propr. agg., cotto due volte; con quest’uso solo nella locuz. pan biscotto (ma anche semplicem. biscotto), pane tagliato a fette e posto una seconda volta nel forno per eliminare completamente l’umidità e assicurare la lunga conservazione; lo stesso scopo è ottenuto a volte con una sola cottura prolungata a temperatura moderata per evitare la bruciatura: in tal modo è fabbricata la galletta. 2. Dolce composto di farina, zucchero e grassi, con eventuale aggiunta di uova e di aromatizzanti: biscotti della salute; b. da tè; b. croccanti; b. farciti, ecc.; non più in uso i b. medicinali, contenenti sostanze medicamentose (purgative, vermifughe, ecc.) e destinati soprattutto a bambini.
€ 6

Frutta di Stagione s. f. [lat. mediev. fructa, plur. collettivo di fructum, sostituitosi al lat. class. fructus -super incrocio con pomum «frutto»] (pl. -a, non com., e più raro -e). - Nome collettivo dei frutti commestibili, soprattutto quelli prodotti da piante arboree, dette appunto alberi da frutta o da frutto (mele, pere, ciliegie, ecc.) “Essere alla frutta” vuol dire essere senza forze. Se un premier dice queste cose, significa che siamo alla frutta. (le cose non possono andare peggio di cosi)
€ 5

Le Centrifughe p. f. [femm. sostantivato dell’agg. centrifugo]. - Apparecchio, o macchina, per sottoporre una sostanza o un corpo a un’intensa accelerazione centrifuga, di cui ci si serve, in varie industrie e in varie tecniche di laboratorio, per operazioni di centrifugazione, nonché per prove su materiali e apparecchi, e, in partic., per simulare le condizioni che si hanno nella navigazione spaziale. Nel linguaggio corrente, il cestello di una lavatrice in rapida rotazione, nel quale avviene la prima asciugatura della biancheria: asciugare i panni con la centrifuga.
€ 5

Ristorante Angelina a Testaccio - Roma

Ristorante Angelina a Testaccio - Roma

C'è tanta grazia in questo luogo magico che esercita il suo fascino su chiunque vi soggiorni. Poco lontano dal portone d'ingresso, c'è il caos cittadino mentre sul retro si dispiega un enorme verde sul Monte dei Cocci Un vero gioiello storico situato nel cuore di Testaccio - la zona di Roma posta sulla sponda del Tevere.

Aperto tutti i giorni, 09.00 - 00.00

Per prenotazioni: +39 0657283840
 

Ristorante Angelina a Trevi - Roma

Ristorante Angelina a Trevi - Roma

Ristorante Angelina a Trevi

Ci trovate a Roma, in via Poli 27,
una romantica trattoria-caffè
a due passi dalla Fontana di Trevi

Aperto tutti i giorni dalle ore 09.00 alle 00.00
Per prenotazioni: +39 066797274